Pubblicato da: pades | 26 marzo 2009

Per cambiare veramente serve un cambiamento graduale

Al titolo aggiungerei: ” … e senza pretendere troppo”. Questo lo può capire bene chi si è avvicinato alla rigida macrobiotica orientaleggiante stile Ohsawa-Kushi e si è scontrato con alimenti dal sapore troppo diverso da quello delle nostre tradizioni e con regole troppo stringenti su ingredienti e tecniche di preparazione. Non discuto sul fatto che sia idealmente uno stile di vita auspicabile, ma semplicemente è difficilmente sostenibile nel lungo periodo (leggi: per tutta la vita) dalle persone normali, cioè per la stragrande maggioranza di noi. Sono convinto infatti che sia molto meglio rendere un po’ più sana l’alimentazione di molte persone piuttosto che rendere assolutamente perfetta quella di un ristrettissimo gruppo di eletti.
Direi anzi che da un punto di vista macrobiotico come lo intendiamo noi, cioè attento a ciò che ci circonda, il primo è un risultato migliore.

La gradualità consiste in un passaggio non impetuoso alla nuova alimentazione, sia come ingredienti che come regole. Ad esempio il riso integrale (ottimo) può essere introdotto una volta alla settimana, magari nel weekend, alternato ad un riso semilavorato, più veloce da cucinare (e ci si possono fare i risotti) che può sostituire del tutto il riso brillato (che è bene cercare di abbandonare) ed è ben accetto dai bambini.
Questo permette prima di tutto di abituare il nostro gusto e il nostro organismo ad alimenti diversi con gradualità e poi di darci il tempo di organizzare piano piano la cucina, il modo e i tempi di fare la spesa e di tenere la dispensa, il tempo da dedicare alla preparazione (richiede un po’ più di attenzione, ma molte cose ad esempio noi le cominciamo a preparare la sera per il giorno dopo).

Passando al pratico, nei prossimi post racconteremo a che punto siamo arrivati di questo cambiamento. Il nostro metodo è stato di partire dalle tradizioni radicate nell’area mediterranea, cercare di capirne le motivazioni, trovare riscontri scientifici della bontà di queste tradizioni con un occhio molto attento a tutte le novità  e ai nuovi studi che la scienza ci fornisce. Abbiamo studiato le varie usanze sotto diversi punti di vista e allargato la visione fino ad arrivare appunto ad una prospettiva macrobiotica, cioè globale, dei nostri comportamenti.

Prima di passare al primo (i cereali) lasciatemi ripetere quello di cui dopo vent’anni ci siamo convinti: solo un cambiamento graduale e più vicino ai bisogni e alle possibilità reali di tutti noi può far sì che la macrobiotica possa realmente migliorare la società e non rimanere un esercizio filosofico.


Responses

  1. Quindi col riso integrale non si possono fare i risotti?
    Perchè?
    Grazie

    • E chi l’ha detto? Se leggi gli altri post ne trovi (e ne trovarai in futuro) alcuni con ricette di risotti fatti usando riso integrale. Il senso del post è che se proponi un risotto con riso integrale a chi da sempre è abituato al risottino fatto con il riso brillato probabilmente non lo gradisce, serve un passaggio graduale, che passa dal riso semilavorato. Siamo reduci da molte prove di risotti “integrali” paragonati allo stesso risotto fatto con il riso bianco, e ti assicuro che non c’è paragone, ci piace molto di più quello integrale. Si possono usare i risi integrali parboiled che si trovano al supermercato (Gallo, Riso Flora) senza aumentare i tempi di preparazione rispetto a quello brillato.

      Ciao e grazie!


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