Pubblicato da: pades | 9 gennaio 2013

Dalla preistoria a Twitter, i guastafeste non cambiano mai

Overshoot Day

Overshoot Day 2012

Una delle differenze più evidenti fra animali e uomo è sicuramente la prospettiva. Se l’animale vive per lo più nell’immediatezza del qui ed ora, l’uomo ha sviluppato da circa due milioni di anni la coscienza del domani e degli effetti delle sue azioni sul proprio futuro e su quello del gruppo (con qualche patologica eccezione che si concentra soprattutto fra i nostri attuali politici, ma questa è un’altra storia). L’aggregazione e la coscienza del futuro sono due cose che sono sempre andate a braccetto, e fin dall’Homo habilis del paleolitico hanno favorito all’interno dei gruppi dinamiche sociali che sono rimaste immutate fino ai giorni nostri, così radicate nei nostri geni da diventare istintive, e quindi naturali. Una di queste è la presenza in qualsiasi gruppo sociale di tre categorie di individui: l’impegnato, il soddisfatto e l’opportunista.

L’impegnato è quello che nel gruppo fa più di ciò che impongono le regole, e lavora oltre il necessario per il bene degli altri, apparentemente senza un immediato beneficio. Solitamente è su questi individui che si è basato il progresso della civiltà. Se c’è bisogno di un volontario è quello che fa sempre un passo avanti. Il soddisfatto è quello che nelle regole si trova a proprio agio, le trova giuste e le difende perché sa che, rispettandole, il gruppo resta unito, e questo vantaggio va a beneficio di tutti. Prima di fare un passo avanti si guarda velocemente intorno per vedere se qualcun altro si muove, ma se serve aiuto non si tira indietro. L’opportunista è quello che, pur rispettando quasi sempre le regole del gruppo, trova sempre una scappatoia fra una regola e l’altra per trarre qualche vantaggio per sé o per gli strettissimi congiunti. Nel momento del bisogno fa, senza farsi notare, un passo indietro.

L’equilibrio del gruppo si mantiene grazie al controllo reciproco: l’impegnato tende a non strafare per non passare dall’apprezzamento al risentimento del gruppo, il soddisfatto si bea della sua normalità e vigila sul mantenimento dello status quo, l’opportunista si tiene nei confini del lecito (il crimine è una patologia sociale praticamente sconosciuta nei gruppi in equilibrio) grazie alla disapprovazione manifestata dal resto del gruppo.

Bene, ora che vi siete presi un paio di minuti di pausa per classificare gli amici e tutte le persone che conoscete nell’una o nell’altra categoria, proviamo a guardare queste dinamiche dall’esterno, anzi dall’alto. Il bello infatti è che il modello si può astrarre passando dai singoli individui a gruppi di persone, come un gigantesco frattale antropologico (2). Mammano che l’insieme di individui si allarga, e la storia avanza, queste dinamiche naturali rimangono valide, dai primitivi famiglia, clan e tribù ai moderni gruppi di amici, villaggi, città, popolazioni. Ci sono gruppi di persone impegnate, i gruppi dei soddisfatti (la maggioranza della popolazione) e gli immancabili gruppi di opportunisti (nell’antichità le caste e le corporazioni, oggi le lobby, gli ordini, l’alta finanza, …). Come nel modello “in piccolo”, anche l’equilibrio di queste società si è basato sempre sul controllo reciproco, anche se il gruppo diventava sempre più grande. Dove mancava il controllo personale, viso a viso,  suppliva un nuovo potente mezzo: l’informazione. Lo spasmodico desiderio di sapere sempre cosa fanno gli altri, perché lo fanno, come stanno, come vivono e dove vanno è un bisogno atavico che si basa su quelle dinamiche, che ci portiamo dietro da due milioni di anni e che in fondo hanno lo scopo di mantenere attorno a noi equilibrio e armonia (guarda caso i pilastri della macrobiotica – che non si occupa solo di cibo) tramite un controllo attivo: attraverso l’informazione ogni individuo può manifestare l’apprezzamento o la disapprovazione che mantengono stabile il gruppo.

E’ evidente quanto diventi importante che l’informazione sia il più possibile completa e veritiera, e qui casca, poverino, il proverbiale asino. Inutile elencare i profondi difetti di informazione che affliggono la moderna società, il nostro gruppo più grande. L’informazione è spesso fumosa, di parte, incompleta, e soprattutto in mano a molti opportunisti, che delle tre categorie è quella meno lungimirante. Il gruppo perde così la caratteristica che, come detto all’inizio, ha distinto l’uomo dagli animali: la prospettiva.

Il 22 agosto scorso è stato l’Overshoot Day del 2012. Il “giorno del superamento” (1) è il giorno dell’anno in cui la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse che la Terra riesce a rigenerare nei dodici mesi. Da quel giorno fino a San Silvestro andiamo a debito, scaricandolo sui nostri figli e sapendo che il pianeta non ce la farà a ricaricarsi completamente per l’anno successivo: abbiamo abbattuto più alberi di quanti ne possano ricrescere, abbiamo pescato più pesce di quello che può rinascere, abbiamo creato più deserto di quello che la natura riesce a rimangiarsi, abbiamo prodotto più rifiuti o CO2 di quanti il sistema possa smaltirne, e così via.

Abbiamo cominciato a fare il passo più lungo della gamba negli anni ’80. Nel 1987 l’Overshoot Day era il 19 dicembre, e solo una decina d’anni dopo, nel 1995, era già arretrato al 21 novembre, per passare poi al 27 settembre nel 2011 e appunto al 22 agosto nel 2012.

Ovviamente non tutti sono responsabili. Se tutti vivessero come indiani e cinesi la Terra ci basterebbe (appena), ma basta essere italiani per aver bisogno di almeno 2,5 Terre, e nordamericani per spazzolarne più  di 4. Fosse per gli statunitensi l’Overshoot Day sarebbe intorno a marzo, una follia. Negli anni ’70 la Terra ci bastava ancora, e non si viveva certo sulle palafitte, senza contare che le moderne tecnologie consentono di inquinare e sprecare di meno. Dunque non è colpa del progresso, è solo voler vivere al di sopra delle proprie possibilità, con molto opportunismo di intere nazioni sulle altre, e poca e cattiva, cattivissima informazione di controllo.

La soluzione? Green  economy, etica, mercato equo, ecosostenibiltà, decrescita controllata dove serve, ma soprattutto informazione (Internet in questo aiuta molto – fra poco twitteremo anche noi) e la conseguente cultura. Questa è la strada per riportare un po’ di equilibrio nel gruppo Umanità.

Aspetto commenti e vi lascio con una grande citazione.

Dobbiamo trovare una strada. Se non c’è, la costruiremo. (Albert Einstein)

——————–

Aggiornamenti: l’Overshoot Day del 2013 è caduto il 20 agosto. Quello del 2014 il 19 agosto. Quello del 2015 il 13 agosto. Quello del 2016 l’8 agosto. Quello del 2017 il 2 agosto.

(1)    Il  parametro dell’ “Earth Overshoot Day” viene calcolato dal Global Footprint Network, l’organizzazione no profit inglese che calcola l’impronta ecologica che gli umani lasciano sulla Terra. http://www.footprintnetwork.org/it/index.php/gfn/page/earth_overshoot_day/

(2) Frattale: una figura geometrica che è composta a sua volta dalla ripetizione della sua stessa figura in miniatura, in un crescendo simile a tante matrioske .


Responses

  1. Sono d’accordo con quello che dici. Credo che il mondo possa cambiare non già grazie ai nostri politici ma grazie all’azione del singolo individuo che, con le sue scelte, riesce ad indirizzare anche il mercato. Fra queste consiglio i GAS (gruppi di acquisto solidale): se una grossa fetta della popolazione cambiasse le proprie abitudini di acquisto (e ribadisco si tratta di abitudini) anche il mercato sarebbe costretto a cambiare. Forse dovremmo smettere di pensare che la politica non fa quel che deve (il che è senz’altro vero) ma pensare di più a ciò che ognuno di noi può e deve fare. Questo è solo un piccolo esempio, così come scegliere uno stile di vita vegetariano (che non è solo riferito al cibo)…io sono ottimista e credo che la consapevolezza e le coscienze delle persone si stiano muovendo… Complimenti ancora per il sito.
    Serena

  2. Che dire?
    Alla follia non c’è limite, evidentemente.
    Le poche persone di buonsenso possono solo parlare di questi scottanti problemi, nella speranza (ultima a morire) che alimeno una parte di umanità rinsavisca. Come ho fatto io nel mio ultimo post su Gregg Braden (lo scienziato americano “new-age” che tratta proprio di questi temi e molto altro) su http://www.ilmioblogolistico.it.


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