Pubblicato da: pades | 30 luglio 2010

Solanacee e solanina: insomma possiamo abbondare o no?

Una risposta salomonica, concisa e inutile potrebbe essere: “abbondiamo sì, ma con moderazione”, utile solo ad affrontare la questione con un sorriso o a chi non ha la minima voglia di leggere tutto il post. Chi prosegue troverà invece alcune tabelle sulle quantità tossiche, introvabili altrove.

Pomodori verdi

Pomodori verdi

L’estate è senza dubbio la stagione di pomodori, peperoni, melanzane, e nell’area mediterranea se ne coltivano e se ne consumano grandi quantità. L’altra diffusissima solanacea, la patata, è invece consumata tutto l’anno. Interessante notare che hanno tutte origini extra-mediterranee (Americhe per pomodoro, patata e peperone; estremo oriente per le melanzane), e che il consumo in Europa inizia dal ‘600/’700 in poi, dunque il nostro apparato digerente le conosce, se va bene, da circa 400 anni. Chi tenta di seguire un’alimentazione naturale, per niente tranquillizzato già da questo, viene poi ogni tanto investito da notizie allarmanti sulla tossicità delle solanacee (dai libricini alternativi di alimentazione agli articoli su riviste di gossip alla macrobiotica orientaleggiante), ed è tentato, esagerando, di non mangiarne più. Ricordo che la questione delle solanacee fu (con quella degli agrumi) la prima che cominciò a generare in me le perplessità sulla macrobiotica stile Ohsawa-Kushi (non trovavo l’affermazione “sono troppo yin” molto convincente né scientifica, né il consiglio di “equilibrarle” con la carne una cosa molto saggia). Ma anche dal mondo dell’informazione l’approfondimento non poteva venire. La frase tipica che si trovava accanto alla categoria “solanacee”, ovunque si cercasse, era: “meglio non esagerare, poichè contengono la solanina, un alcaloide tossico“. Troppo sbrigativa, seguita poi dalla solita predichetta sulle patate verdi, germogliate e vecchie che sapevano già 3500 anni fa sulle Ande (non è una battuta) o la storiella dei pomodori verdi, che in fondo pochissimi mangiano. Le domande, come si suol dire, sorgevano spontanee: cosa è infatti un “alcaloide”? Perché tossico? E in che modo? Per quali organi? E in quali quantità? Se mi mangio un secchio di purè vado all’ospedale e posso stare tranquillo solo se mangio due pomodori ciliegini lillipuziani? Le melanzane al funghetto le devo rimandare a domani, se no accumulo? Se avrete la pazienza di leggere questo post fino in fondo avrete la risposta a tutte queste domande, con l’aggiunta di un paio di tabelle che ho elaborato negli anni con, finalmente, degli esempi e delle quantità reali.
Vediamo cosa ne dice la scienza.

Alcaloide: gli alcaloidi sono sostanze di origine perlopiù vegetale. Non è un raggruppamento basato sulle caratteristiche chimiche, essendo sostanze di varia e diversa provenienza, ma su come  interagiscono con l’organismo, e infatti il motivo del nome è che ricordano gli effetti degli alcali, sostanze molto irritanti e corrosive per i tessuti degli organismi viventi (fra gli alcali, un esempio per tutti: la soda caustica). Il gruppo degli alcaloidi è vasto e comprende sostanze quasi innocue e sostanze molto velenose: sono alcaloidi la nicotina (nel tabacco, fra l’altro anch’esso una solanacea), la caffeina (caffè, tè), la teobromina (cacao), la capsaicina (gusto piccante del peperoncino) ma anche la tubocurarina (curaro) o la coniina o cicutina (cicuta).
Gli alcaloidi contenuti nelle solanacee sono per lo più glicoalcaloidi (alcaloide + zuccheri) di bassa tossicità, il più conosciuto dei quali è la solanina. Ma ci sono anche la chaconina (nella patata in dosi paragonabili alla solanina), la tomatina  (nel pomodoro è la predominante), la solasonina e la solamargina (melanzane) e altri in quantità trascurabili.
Parlando di solanacee, le molecole di solanina, chaconina, tomatina, solasonina e solamargina sono spesso per semplicità indicate genericamente come “solanine“, ma per maggior precisione vengono chiamate anche “TGA” (Total GlycoAlkaloids). Raggrupparle non è un azzardo, visto che la loro struttura chimica è molto simile e quando vengono metabolizzate liberano gli stessi pochi alcaloidi: solanina e chaconina vengono separate dagli zuccheri presenti nella molecola e liberano l’alcaloide solanidina. La tomatina libera invece l’alcaloide tomatidina, mentre solasonina e solamargina liberano l’alcaloide solasodina. Visto che utilizzando tutti questi nomi le idee cominciano già a confondersi, e non poco, per semplicità d’ora in poi useremo anche qui i termini “TGA” o “solanine”.

Ruolo biologico: la pianta le produce come pesticidi naturali. Le solanine fungono da reppellenti per insetti e vermi, insetticidi, funghicidi e battericidi. Ad esempio nella patata solanina e chaconina sono efficaci fra l’altro contro la dorifora e la peronospora, mentre la tomatina è un buon battericidida e funghicida, tanto che le foglie di pomodoro erano usate in passato per disinfettare le ferite superficiali.

Tossicità e benefici: i TGA agiscono soprattutto sui tessuti dell’apparato digerente, le cui pareti cellulari, oltre una certa quantità, vengono danneggiate, e sul sistema nervoso, bloccando la trasmissione degli impulsi fra le cellule nervose (effetto anti-colinesterasi).
A dosi tossiche per ingestione i sintomi sono vomito, dolori addominali, disturbi gastrointestinali, mal di testa, vertigini, confusione mentale. A dosi mortali la complicanza maggiore è il blocco cardiorespiratorio.
Oltre alla tossicità acuta è stata esaminata anche la tossicità cronica, legata a lunghi periodi di basse o bassissime assunzioni. Nonostante le ricerche siano numerose i risultati sono ancora non del tutto certi e anche controversi.
Il primo effetto cronico che si sospetta riguarda il metabolismo del calcio. Questo sembra essere destabilizzato dal fatto che la solanidina (l’alcaloide derivato da solanina e chaconina) ha una molecola molto simile alla vitamina D3, fino al punto di favorire il prelievo di calcio dalle ossa e il suo deposito in giunture e tessuti molli (forse anche le arterie, causando arteriosclerosi). Questo peggiorerebbe dolori articolari, artrite, artrosi nei soggetti geneticamente predisposti.
Il secondo riguarda la psoriasi. Nei soggetti predisposti la somiglianza della solanidina con la vitamina D3 ingannerebbe i recettori presenti nella pelle che si occupano di moderare la proliferazione cellulare (proliferazione che, degenerando, provoca appunto la psoriasi). Con la vitamina D3 i recettori si attivano, con la solanidina no, peggiorando o scatenando la malattia.
Per contro bisogna sempre tenere conto degli indubbi e dimostrati effetti positivi sulla salute delle solanacee, di gran lunga maggiori del rischio alcaloidi. Come dimenticare gli antiossidanti di pomodori e peperoni? Vitamina C in quantità enormi, carotenoidi fra cui il licopene, polifenoli a centinaia, vitamine, sali minerali forniti generosamente anche da melanzane e patate. Per non parlare delle fibre, solubili e insolubili. Consumando le solanacee anzi continueremo nell’opera di adattamento (genetico e culturale) a questi alimenti che hanno più lati positivi che negativi, alla ricerca dell’ennesima “armonia tossicologica” fra uomo e natura.
Come ulteriore incoraggiamento sono poi cominciati gli studi per capire se i glicoalcaloidi delle solanacee possono avere anche ruoli positivi (anticancro, e sembra anche antivirali), come li hanno ad esempio gli isotiocianati delle crucifere, anch’essi tossici ad alte dosi (ad esempio bastano già 500 gr di cavoli per influire negativamente sul metabolismo dello iodio nella tiroide), ma per l’uomo validi anticancro. Le ricerche sulle solanine in questo senso sono già numerose e promettenti (Mendel Friedman su tutti, per chi è interessato).

Come eliminiamo le solanine che mangiamo: gli studi sono controversi. Ricerche effettuate su topi, ratti, criceti, scimmie, uomini hanno dato esiti diversi, ma diverse sono state anche le modalità di somministrazione. La solanidina pura (l’alcaloide finale, dunque, che nei cibi è tale solo in piccole quantità) sembra venire assorbita in buona percentuale, mentre le solanine come glicoalcaloidi presenti negli ortaggi vengono in buona parte eliminate con feci e urine nel giro di 24 ore (i roditori in testa: 70-80%). Una volta accumulate nell’organismo sembra invece che vengano smaltite lentamente (mesi). Si accumulano, dove più dove meno, in quasi tutti gli organi. Una sintesi plausibile di quanto si sa finora è questa: le solanine presenti nei cibi vengono eliminate, o meglio non assorbite, fino al 70-80% con feci e urine nel giro di 24 ore. Quelle che vengono assorbite e si accumulano negli organi hanno un’emivita (cioè un tempo di dimezzanento) di 30-60 giorni. Vuol dire che se volessimo eliminare completamente dal nostro organismo le solanine assorbite finora dovremmo evitare le solanacee per parecchi mesi. Molto sembra dipendere anche dalla genetica: un sudamericano ha nei geni millenni di consumo di solanacee, un europeo pochi secoli, e l’adattamento può quindi essere diverso.
Parentesi: questa differenza “etnico/geografica” non deve stupire. Ad esempio la persistenza anche in età adulta dell’enzima lattasi per la digestione del lattosio ha avuto un’evoluzione simile: pochi uomini l’avevano 10-12000 anni fa, ora è presente in buona parte delle etnie che tradizionalmente usano latte.
D’altra parte non potrebbe essere altrimenti, poichè con la quantità di solanine presenti ad esempio nelle patate, anche se ben conservate, le popolazioni che ne fanno uso quotidiano raggiungerebbero la dose tossica nel giro di pochi giorni, se venissero assorbite tutte o quasi.
La cottura non serve, poichè le solanine degradano solo oltre i 240 gradi. L’abbassamento della concentrazione di solanina ad esempio nelle patate lessate è dovuto in massima parte alla diluizione nell’acqua di cottura, cosa che dunque non ha effetto in minestroni, zuppe e minestre visto che si mangia anche quella. L’unico modo per tenere sotto controllo l’introito di TGA è fare attenzione agli alimenti che ne possono contenere troppi (vedere più avanti).

Dosi tossiche: su questo la scienza è unanime: 3 mg per kg di peso corporeo (cioè circa 210 mg totali per una persona di 70 kg) sono la dose tossica (vomito, dolori addominali, disturbi gastrointestinali, mal di testa, vertigini), 6 mg per kg di peso corporeo la dose potenzialmente mortale (420 mg totali per la persona di 70 kg) (1). Nel caso della dose mortale la complicanza maggiore è come già detto il blocco cardiorespiratorio.
La risposta a queste dosi può variare da persona a persona e come visto questo potrebbe dipendere anche dalla propria storia genetica.
Nel computo di queste dosi è venuta in aiuto anche la pratica medica: studiando i casi di intossicazione da solanina si è giunti a capire anche praticamente e precisamente quali fossero le dosi scatenanti. Vista la minor massa corporea i più coinvolti sono sempre stati i bambini: il tipico caso è il ricovero in massa di intere scolaresche con mal di pancia e vomito dopo il consumo in mensa di patate verdi, vecchie, mal conservate o germogliate. Inutile sottolineare che per i bambini le dosi tossiche vanno più che dimezzate (evidenziato anche nella tabella più sotto). Altra cosa importante: abbiamo visto che buona parte della solanina ingerita viene eliminata nel giro di 24 ore, dunque le dosi tossiche sono da intendersi “al giorno“.

Quantità nei vari alimenti: in condizioni normali la dose biologicamente utile alla pianta per proteggere frutti e tuberi dall’attacco di muffe, insetti, vermi e batteri sembra essere dai 50 ai 100 mg per kg, soprattutto concentrata nelle parti esterne (buccia) e intorno ai semi. Dosi maggiori sono accumulate in foglie, fusti, radici, che non sono commestibili. Le quantità di solanine che si trovano negli ortaggi che consumiamo variano però molto in base allo stato di conservazione, maturazione e attacchi che la pianta ha subìto prima della raccolta. Una cattiva stagione può più che raddoppiare il contenuto di TGA nelle patate, e l’assenza di uso di pesticidi chimici (come in alcune coltivazioni biologiche dove non vengono usati altri antagonisti) costringe le piante a produrre più solanine per difendersi (ma probabilmente sono meglio loro che alcuni pesticidi chimici…). Le cultivar di solanacee usate al giorno d’oggi sono frutto di lunghe selezioni, che ne hanno abbassato in molti casi i livelli di TGA. Le varietà selvatiche, più soggette ad attacchi esterni, ne contengono di più. La tabella sottostante (ricavata dai dati in (1) – cliccare per ingrandirla) ne riporta il contenuto per le diverse solanacee in diverse condizioni di maturazione e conservazione, con le dosi tossiche e letali stimate per adulti e bambini.

Solanine

Solanine

Patata: riguardo i TGA è l’ortaggio più studiato, a causa del suo indubbio maggior consumo.
Le popolazioni precolombiane del sudamerica conoscono gli effetti potenzialmente tossici della patata (alle alte quote delle Ande è amara e molto ricca di solanine) già da millenni, tanto che hanno inventato metodiche di essicamento al freddo allo scopo di eliminare i liquidi contenenti la solanina prima del consumo e arrivare ad un alimento commestibile (chuño). Le qualità coltivate al giorno d’oggi alle nostre latitudini sono invece poco ricche di solanine, in media 75 mg per kg di patate sane (non verdi né germogliate), dunque la dose tossica si raggiunge con circa 3 kg di patate in un solo giorno, quella potenzialmente letale con 6 kg. Patate verdi e germogliate possono avere da 200 a 1000 mg per kg di solanine, dunque la dose tossica si abbassa sotto al kg o meno, ma a quel punto la patata diventa amara e dal retrogusto piccante e metallico, praticamente immangiabile, ed è così che il nostro organismo ci avverte di non mangiarla in quelle condizioni. La solanina si concentra subito sotto la buccia (fino all’80%, per difesa da agenti esterni), dunque sbucciandola il contenuto cala parecchio, e la bollitura in acqua ne diluisce un po’ la concentrazione (ma molto poco e per diluizione, non per la temperatura in quanto la solanina come già detto degrada solo oltre i 240 gradi). Dunque la dose tossica per patate sane sbucciate generosamente sale a più di 10 kg in un giorno, quella potenzialmente letale molto oltre i 20 kg, dosi impossibili anche per i più voraci.
Attenzione invece alla qualità delle patate utilizzate nello svezzamento dei lattanti, con l’onnipresente quotidiano brodo vegetale di patate-carote-zucchine: le patate devono essere di eccellente qualità. Gettare via senza pietà patate verdi, germogliate, tagliate, ammaccate, grinzose, vecchie.
Nelle patate la solanina aumenta con i tagli superficiali (patate rovinate), la luce solare (ma anche di lampade fluorescenti, come nei supermercati, per i raggi UV), la germogliazione, l’inverdimento, ed è più alta nelle patate meno mature (troppo novelle) e molto piccole (patatine da forno). Processi che concentrano molto il peso delle patate (patatine fritte in busta) possono alzare il contenuto di solanina nel prodotto finale. Solanina e chaconina, i glicoalcaloidi maggiormente presenti nelle patate, sono considerati i più tossici, con in testa a tutti la chaconina. Viste comunque le quantità, se si usano patate sane e sbucciate si può stare più che tranquilli.

Pomodori: il glicoalcaloide principe è la tomatina, dalla tossicità piuttosto bassa. Nei pomodori verdi può andare da 90 a 300 mg per kg, che in quelli quasi maturi (tipico momento di raccolta per i pomodori distribuiti nei negozi) scende a 20/30 mg per kg, una dose che diventa quasi trascurabile nel pomodoro perfettamente maturo dal colore rosso intenso e di consistenza tenera (raccolto nell’orto e mangiato) che può avere da 1 a 5 mg per kg di TGA. Se presenti, sono più concentrati nella parte viscosa attorno ai semi e nella buccia. I pomodori verdi vanno evitati e non dati ai bambini. Le foglie di pomodoro, che alcuni chef usano (con un po’ di leggerezza) per insaporire le salse, vanno consumate con la stessa cautela con cui si mangerebbero ad esempio le mandorle amare: evitate o in quantità minimissime.
Salsa di pomodoro e concentrato di pomodoro, in genere fatti con pomodori ben maturi (altrimenti non sono buoni), contengono quantitativi irrisori di solanina e tomatina nonostante l’ortaggio sia molto concentrato perchè è molto bassa la loro presenza nella materia prima.
Il pomodoro risulta la solanacea più sicura e salutare, viste le basse dosi di TGA, la bassa tossicità della tomatina in particolare e gli altri pregi nutrizionali di cui si può vantare. Sappiamo dalle statistiche che il consumo medio annuo pro-capite di pomodori in Italia (in tutte le loro forme, dal sugo all’insalata) è di 75 kg: Ipotizzando per eccesso un contenuto medio di 10 mg/kg di solanine arriviamo a 750 mg in un anno, circa 2 mg al giorno: un centesimo della dose tossica, e siamo stati pessimisti.

Peperoni: le varietà rosse e gialle, ben mature, hanno meno di 80-90 mg/kg di solanine. Le varietà verdi non ne hanno tante di più, ma visto il minor quantitativo di carotenoidi hanno alla fine un valore nutrizionale minore. Personalmente quelli verdi non li consumiamo quasi mai, gli altri molto spesso crudi nelle insalate miste.

Melanzane: solasonina e solamargina sono poco tossiche, probabilmente appena poco più della tomatina, e nelle melanzane si concentrano soprattutto nella buccia. La tradizionale salatura delle fette adagiate nello scolapasta e pressate, con perdita dell’acqua nella quale si diluiscono in parte i TGA, ne abbassa la concentrazione, che in media nel prodotto fresco va da 60 a 110 mg/kg. La sbucciatura abbassa sì il contenuto di solanine ma elimina anche le sostanze bioattive come i polifenoli antociani (colore viola), abbassando così la sua valenza nutrizionale.

Ma è facile o difficile arrivare a dosi tossiche? La tabella seguente ipotizza tre successive giornate casuali con diversi menu: nella prima ci si abbuffa di solanacee, nella seconda si sta nella norma, nella terza non se ne consumano affatto. Come si vede, nonostante tutto le dosi di solanine restano ampiamente a livelli di sicurezza, anche “esagerando”. La media della tre giornate è di 32 mg, un livello più che accettabile, tenendo presente che la prima giornata è esasperata, mentre con una alimentazione varia ed equilibrata all’italiana non si superano verosimilmente i 10-15 mg al giorno.

TGA nei pasti

TGA nei pasti

Dunque la risposta alla domanda del titolo è: mangiamole senza troppi problemi nel contesto di una dieta varia, nella quale dunque non si abbonda esageratamente di nulla. Non si può mangiare verdura solo sotto forma di solanacee, come non si può esagerare con le crucifere (isotiocianati anche loro virtualmente tossici), con la frutta (poliammine che possono favorire le cellule tumorali), con i formaggi (grassi saturi), con la carne (acidosi), con la pasta integrale (fitati non neutralizzabili), con gli spinaci (ossalati) ecc. ecc. In una dieta naturale ben condotta, quindi molto differenziata, non si riesce ad abusare di un solo tipo di alimenti. Se sono quattro sere che a cena come contorno mangiamo solo insalata di pomodori e peperoni c’è qualcosa che non va: le altre verdure che fine hanno fatto? Una dieta naturale è anche stagionale: in inverno ci piace usare sicuramente la salsa di pomodoro e i pomodori secchi, mentre con pomodori, peperoni e soprattutto melanzane freschi facciamo una lunga pausa. Questo consente anche di smaltire le poche solanine accumulate durante primavera ed estate, la loro stagione elettiva.

Ultima revisione: agosto 2014

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(1) C. Morris, T.H. Lee
“The toxicity and teratogenicity of Solanaceae glycoalkaloids, particularly those of the potato (Solanum tuberosum): a review”
Food Technology in Australia – numero 36(3)/1984, pagine 118-124


Responses

  1. Quando ho letto il titolo dell’articolo non ci potevo credere. Finalmente un po’ di chiarezza su questi benedetti pomodori/patate/melanzane/peperoni.
    Quando ho iniziato a studiare alimentazione, sono partita dalla macrobiotica pura, e ho tentato di seguire abbastanza rigorosamente le linee indicate dai testi classici. Dopo qualche mese, in piena estate, mi resi conto che era una sciocchezza evitare i pomodori rossi e succosi cresciuti nell’orto della mamma e ho avuto una specie di illuminazione (meglio tardi che mai): ma Oshawa era giapponese!!!
    Ho quindi fatto una “virata” verso l’alimentazione naturale, o la macrobiotica mediterranea, come la chiami tu, includendo, quando di stagione, anche queste benedette solanacee.
    In moltissimi libri o riviste ho continuato a leggere avvertimenti sulle solanacee ma senza trovare mai un’indicazione precisa dei quantitativi tossici.
    Grazie mille per questo articolo utilissimo!!!

    • Grazie. Mi hai fatto ricordare che ho dimenticato il fattore stagionalità: ora lo aggiungo.

  2. Grazie, anch’io frequento alcuni macrobiotici che mi pare ripetano questi loro luoghi comuni su certi alimenti ma senza entrare nel merito ‘scientifico’…..dunque, grazie mille!

  3. Bell’articolo, complimenti. Prima o poi (per fortuna sono pigro e poi ho 10 blog) lo utilizzerò, scrupolosamente citandoti, nel mio blog Alimentazione Naturale.
    Intuisco la persona seria quindi mi permetto di esplicare il mio famigerato perfezionismo…: qualche citazione, studio o autore andava aggiunto, visto il carattere monografico. Anche per abituare i lettori italiani a fidarsi solo dei post documentati. Io lo faccio sempre. Eh ormai non ci sono più – signora mia – quei blog personali d’una volta…. Dobbiamo produrre le prove.
    Peccato anche che non ci cia nome e cognome…
    Lo so, capisco tutto, ma quando la cosa è scientifica, con la gente del web che segue, sono necessari.
    ciao
    Nico Valerio

    http://alimentazione-naturale.blogspot.com
    http://love-lacto-ovo-vegetarian.blogspot.com

    • Beh, Nico, un complimento così da te mi onora. Conosco bene i tuoi blog (di più quelli di alimentazione, ovviamente): per chi si interessa di alimentazione naturale (un termine peraltro di cui ti riconosco la paternità) è impossibile non conoscerli e non conoscerti. Come hai potuto vedere, dal punto di vista dell’esposizione sono un principiante, i tuoi livelli sono difficilmente raggiungibili, e ti dò ragione: le citazioni ci vorrebbero (infatti comincio a metterle sempre più spesso), anche se punto più sul divugaltivo di facile lettura, quello che mi sarebbe piaciuto trovare quando, giovanissimo, iniziai ad interessarmi di cibo e salute.
      Anche nome e cognome magari arriveranno… Ho scelto la formula del blog un po’ per essere utile, un po’ per far conoscere le mie idee, ma anche per impormi di organizzare per iscritto la mole di informazioni che ho accumulato negli anni e che tenute solo in testa sono disorganizzate e non servono agli altri. Sono all’inizio… perdonatemi imprecisioni e inesperienza, ma grazie ancora!

  4. ho trovato l’articolo molto interessante ed esauriente

  5. Articolo molto interessante e soprattutto chiaro come di più non si può.
    Finalmente si riesce a capire qualcosa di questi alimenti che spesso si conosce solo il loro nome e niente più.
    Grazie.

  6. Ho molto apprezzato l’assenza di fondamentalismo in quest’articolo. Purtroppo, però, devo essere a corto di qualche sale minerale, perché non riesco a sintetizzare l’informazione che mi occorre. Mi aiuteresti? dunque: il mio problema è il l’alimentazione del mio primogenito ventunenne, il quale non mangia né frutta né verdura dai tempi dell’asilo/nascita fratellino. Lui gradisce soltanto la salsa di pomodoro (e un po’ il pesto, siamo genovesi), per cui io abbondo con quella per condire la pasta (integrale, al consumo della quale li sto faticosamente abituando). Forse eccedo, credendo invece di far bene, visto che non esiste sinergia con altri alimenti di origine vegetale? grazie davvero.

    • Non sembrano quantità smisurate… piuttosto che niente del tutto… ma proprio neanche la frutta? Per tutti questi anni? Comunque non ti scoraggiare: conosco persone che non hanno praticamente mai mangiato verdura fino a dopo i 30 anni, e poi si sono convinti che fa bene. Certo iniziare da piccoli è meglio. A questo punto le sinergie sono l’ultima cosa di cui preoccuparsi. Ma hai provato a convincerlo?

      Ciao!

  7. GRAZIE, MILLE, HO PROBLEMI DI MALASORBIMENTO, E PERCIO STAVO ABUSANDONE DEI POMODORI CHE SONO L’UNICA COSA CHE MI VA DI MANGIARE, A VOLTE NE MANGIO 1 KG, NON SEMPRE, MA ABBINATO A LE MIE VITAMINE , CREDO DI AVER EXAGERATO, E STATO MOLTO EXPLICITO, E DOCUMENTATO, DI CUORE GRAZIE

    • anche iooo!!e quindi ipersalivazione data da reflusso esofageo data da iperaciditàààà!!!

  8. chiaro ed esaustivo ……. complimenti!

  9. Grazie 1000!!!indicherò il tuo articolo ad un’amica che vuole seguire un’alimentazione vegana o macrobiotica perché è convinta che il suo tumore sia stato causato dall’alimentazione…Io dico che si nasce con le cellule tumorali “dormienti” e che lo stress e i dispiaceri le “svegliano”..Non credo che i siciliani,che sanno cucinare le melanzane in modo divino,sviluppino più tumori.Grazie ancora grazie

    • Beh, l’alimentazione scorretta incide in media su un terzo dei tumori, ma non certo a causa delle solanacee… anzi.
      Comunque l’aspetto genetico influenza sì un po’, ma in confronto sono molto più determinanti ambiente, alimentazione e stile di vita. E’ quasi certo che una predisposizione genetica può essere sopita con un corretto stile di vita, che è in pratica quello che dici tu.

      Ciao.

  10. Un lettore mi scrive:
    “sono allergico all’acido acetil salicilico,mi è stato consigliato di eliminare le solanacee,è giusto o esagerato, visto che sono anche asmatico? Una risposta sarebbe gradita.”

    Risposta:
    Non ho le competenze per pontificare sulle allergie, ma solanacee e acido acetilsalicilico possono in effetti essere collegati fra loro. I pomodori e le solanacee in genere contengono una certa quantità di salicilati (i peperoni ad esempio ne contengono 1.40 mg/100 g, dieci volte di più dei pomodori, e tanti quanto le fragole, considerate a loro volta una buona fonte di acido salicilico), dunque da tenere in conto in caso di allergia. Gli allergologi spesso le vietano agli allergici (e ancor più agli asmatici) perchè non vogliono rischiare neanche lontanamente crisi o shock anafilattici, per giusta precauzione.
    Ma per l’allergia all’ASA devono anche mettere in guardia ad esempio contro arance, albicocche o lamponi, che ne contengono ancora di più. Pare che con circa 2.5 mg di salicilati si rischi già qualche stimolo allergico, dunque bastano una bella ciotola di frutti di bosco o una abbondante peperonata per cominciare ad avere problemi.

    Se il consiglio te l’ha dato un medico che conosce la tua condizione meglio seguirlo, ovviamente.

    Ciao.
    Pades.

  11. […] https://lamiamacrobiotica.wordpress.com/2010/07/30/solanacee-e-solanina-insomma-possiamo-abbondare-o-… […]

  12. Grazie, sono alla ricerca della mia alimentazione ideale da anni, non si finisce mai di imparare, cercavo qualcosa sui fitati per farmi del latte di riso (ci sono delle ricette in rete che lo propongono crudo…) e sono capitata qui…ormai e tardissimo, proprio il collegamento con la psoriasi mi mancava, parenti stretti golosi di solanacee uniche verdure mangiate per tutto l’anno tutti con la psoriasi…ora ti metto tra i preferiti, mi piace il tuo approfondimento scientifico ci voleva.
    Mirtillo

  13. Ciao, ti ringrazio della chiarezza espositiva e il tono non da crociata:-)Sono una mediterranea golosissima di questi cibi, ma già da un po’ di anni mi sono stati sconsigliati, unitamente a tè e caffè, per iperacidità gastrica che, a volte, mi teneva dolorosamente sveglia anche di notte. Adesso effettivam sto bene, e quando derogo dalla dieta lo sento subito:-( leggerò anche il post sulla ri-calcificazione, a presto

  14. sono rimasta esterefatta,complimenti

  15. Buongiorno,
    con tutto il rispetto per l’impegno che hai messo e che metti nella tua ricerca, mi permetto di eccepire su alcuni punti.
    1- La macrobiotica non è “orientaleggiante”: trova la sua origine e la sua ragione d’essere nella cultura e nella filosofia orientali, da un orientale è stata strutturata e orientali sono coloro che l’hanno portata e diffusa in occidente.
    2- L’articolo è zeppo di dati scientifici, probabilmente ineccepibili, frutto di un approccio analitico (tipicamente occidentale) che è abbastanza in antitesi con quello deduttivo che caratterizza la macrobiotica; mentre non vedo alcun accenno all’aspetto filosofico/energetico, che della macrobiotica è la base portante. A questa stregua, chiunque mangi solo carne bianca e non molta; latticini (che tutti, ma in particolare le donne, avremmo invece mille buone ragioni “scientifiche” per eliminare); uova (altro soggetto che meriterebbe più lungo dibattito) e il resto, potrebbe dire di far macrobiotica, ma trovo che non sia così.
    3- Yin e Yang, hanno permesso a Ohsawa e ai suoi discepoli, di aiutare migliaia di persone (alcune le ho conosciute personalmente) in tutto il mondo. La scienza è stata per Ohsawa un supporto per dimostrare l’esattezza di quello che la filosofia già affermava senza bisogno di prove di laboratorio.
    4- Non c’è, per l’appunto, alcun riferimento “energetico” all’effetto delle solanacee.
    5- La Macrobiotica è una dialettica, un continuo mutamento, non si può circoscriverla nell’analisi scientifica e, se si vuole farlo, bisognerebbe allora chiamarla altrimenti. Ciascuno, a qualunque latitudine, dovrebbe essere in grado, dialetticamente, di adattare il proprio regime alimentare al luogo, al contesto e alla sua personale condizione…non è la stessa cosa, mangiare dei pomodori a Palermo o a Bolzano. E, chi saprà applicare questa dialettica senza fanatismi, potrà di volta in volta chiamarla macrobiotica mediterranea, altoatesina, padana o sarda…

    • Ciao Shio,
      innanzitutto grazie per i modi pacati, rari di questi tempi.

      Con macrobiotica orientaleggiante intendo la piega, appunto, orientale che ha preso da Ohsawa in poi. Certo, Ohsawa ha avuto il merito di diffondere in occidente una filosofia di vita che altrimenti sarebbe rimasta di nicchia, ma le radici della macrobiotica come la intendo io partono da Ippocrate e passano da Hufeland (entrambi hanno usato il termine prima di Ohsawa, naturalmente), e l’impianto era più legato al naturismo, come lo chiameremmo oggi, che alle filosofie orientali. Quella di Ohsawa va benissimo come “macrobiotica orientale per gli orientali”, ma le profonde radici evolutive, tradizionali e culturali mediterranee sono altrettanto solide da poter fare da base per una macrobiotica più legata al nostro bacino geografico.

      Purtroppo è proprio l’approccio deduttivo a renderne (a mio giudizio, intendiamoci), poco solide le conclusioni: poggiare tutta l’impalcatura sull’assunto prettamente filosofico e assolutamente indimostrabile del dualismo energetico Yin-Yang per ricavarne le regole di vita quotidiane è fonte di troppa incertezza. D’altra parte anche l’approccio induttivo, tipico del riduzionismo che ha imperversato per decenni fra i nutrizionisti, si è dimostrato del tutto insoddisfacente. Come per lo Yin e lo yang, anche qui la verità va ricercata nell’equilibrio, dunque in un metodo che sappia essere ora deduttivo ora induttivo, e l’approccio scientifico (quello vero, non quello contaminato da interessi economici ed industriali) è un equilibrato compromesso.

      Il fatto di ammettere poca carne bianca, pochi latticini, poche uova non vuol dire strafogarsi di questi alimenti. E’ tutta, ma proprio tutta questione di quantità.

      Se vogliamo andare proprio sul pratico: mia mamma è originaria proprio di Bolzano, e ti assicuro che ad agosto lì si schiatta dal caldo, e nell’orto i pomodori li ha sempre coltivati. Diciamo che i pomodori in alto adige li vedo bene solo in pienissima estate, a Palermo per molti più mesi all’anno, e in Sicilia in piena estate non ci stanno male neanche frutti più tropicali come le banane.

      Io penso sempre a questa immagine: un grande albero, secolare, con la chioma gigantesca e altissima. Più la chioma è alta più le radici sono profonde, e più le radici sono profonde più la pianta che si alimenta da loro è forte e longeva (macro-bios: lunga vita). Quelle radici sono la nostra storia evolutiva e culturale, e più sono profonde più vanno indietro nel tempo e diventano imprescindibili dal territorio in cui si sono sviluppate, e la macrobiotica si deve occupare di quelle radici. Le popolazioni del mediterraneo, per esprimere nella chioma la profondità delle proprie radici, non possono che seguire una macrobiotica mediterranea.

      Ciao e grazie degli spunti.

  16. […] la solanina che ingeriamo è maggiore di quanto possiamo sostenere. A tal proposito ho trovato un articolo molto interessante sull’argomento.La conclusione per questa giornata è quella di scegliere prodotti stagionali […]

  17. Ciao, volevo chiederti una cosa, perchè io non so niente di macrobiotica e simili, ma semplicemente ad un certo punto, alcuni mesi or sono, il mio organismo ha manifestato una “insana” passione per i peperoni rossi e per il sedano. Dico passione insana perchè arrivo a mangiare 2 peperoni per volta (non distribuiti nell’arco della giornata, ma in unico pasto), idem per il sedano. Il sedano al momento non mi preoccupa (salvo scoprire un’eventuale tossicità, di cui al momento non so), mentre mi impensierisce il consumo dei peperoni. Dici che potrei avvelenarmi?

    • Ma no, per i peperoni non preoccuparti, se ben maturi, anche se è sempre consigliabile un’insalata mista più che mono-verdura. Inoltre solitamente queste “insane passioni” tendono ad affievolirsi con il tempo, dunque…
      Piuttosto, per il sedano: se consumato con le foglie (ottime, mi piacciono molto) in grandi quantità (si parla di mazzi interi per volta, intendiamoci) potrebbe apportare troppe furocumarine, che con la successiva esposizione al sole (raggi UV) sono sospettate di favorire i melanomi cutanei.
      Sempre meglio, dunque, grande varietà. Vagonate di verdura sì, ma di tutti i tipi.

      Ciao.

      • Ti ringrazio per la risposta, di cui farò tesoro. E visto che posso mangiare i peperoni…festeggio subito :-)
        Ciao

  18. […] di una pianta della famiglia delle Solanacee (peprone, peperoncino, pomodoro e patate), e che le solanine presenti in tali verdure hanno effetti potenzialmente dannosi; chiaramente tutto dipende dalla quantità e dallo stato di […]

  19. […] consigliato per approfondimento un articolo ricco di informazioni dettagliate sulle solanacee (https://lamiamacrobiotica.wordpress.com/2010/07/30/solanacee-e-solanina-insomma-possiamo-abbondare-o-…) passiamo alle virtà curative del peperoncino di […]

  20. Gran bell’articolo, molto utile a chi come me non è né scienziato né cultore della macrobiotica ma per sfizio o per necessità guarda a certe cose. Ci avevo fatto caso nelle poche volte al mese che vado a mangiare macro che non c’erano mai pomodori, patate, melanzane e peperoni nei piatti che mi venivano portati ma probabilmente, data la scarsa frequenza, non mi ero mai chiesto il motivo. A questo punto dato che ci sono ti faccio una domanda… d’estate, quando l’orto di famiglia dà i suoi splendidi frutti, sono particolrmente ghiotto di pomodori freschi tagliati a fettone con un bel filo d’olio evo sopra e ne mangio quasi ogni giorno: può essere un problema? Grazie mille di nuovo! Ciao

    • Grazie Andrea.
      Pomodori ben maturi d’estate: un toccasana. Mineralizzanti, ricchi di sali minerali e vitamine, praticamente privi (quando ben maturi) di solanina e tomatina… anch’io in estate abbondo. Inoltre l’olio favorisce l’assorbimento dei carotenoidi. Un piatto estivo perfetto.
      Ciao :-)

  21. […] la mia amica Francesca quando gliel’ho detto mi ha chiesto ma non sono tossici?E in effetti documentandomi un pò ho scoperto che il pomodoro produce dei pesticidi naturali repellenti per insetti e […]

  22. L’altro giorno in una erboristeria ho chiesto qualcosa per la tremenda esofagite da reflusso che da un anno mi sta uccidendo. Mi hanno dato pastiglie di Acimap …( medicina hayurvedica) e un consiglio gratuito: eliminare assolutamente le solanacee, tutte e subito . Mi sono preoccupato non poco considerando che amo tantissimo patate e peperoni…
    Grazie al tuo articolo ho finalmente capito quanto e’ la tossicita’ che ingerisco a mangiarmi un piatto di pure’ o un piatto di peperonata, e stavo per sradicare le piantine di pomodoro che coltivo amorevolmente nel mio micro-orto …
    Ottimo e interessante e scientifico il tuo post. Grazie ancora e continua cosi .

    • Io però posso testimoniare che i peperoni risultano poco digeribili solo da cotti. Da crudi fanno addirittura digerire. Io mangio un peperone crudo quando sento una certa acidità salirmi su.

  23. Avendo come compagniuccia di vita la psoriasi ormai da 30 anni e passando ore e ore della sera a documentarmi in merito alle malattie autoimmuni e le correlazioni con l’alimentazione (tra le altre cose) mi sono fatta un’idea. Credo che per le persone con tendenza a manifestare psoriasi, il problema della tossicità delle solanacee derivi dal fatto che l’intestino è permeabile e che quindi gli alcaloidi, invece di transitare e uscire con le feci, vengono infelicemente riassorbiti nel flusso sanguigno, andando poi a creare non pochi danni.
    Personalmente, sono in procinto di ristabilire la salute della mia mucosa gastrointestinale, perché il pomodoro caldo di sole, dolce frutto rosso fuoco possa ancora allietare il mio palato e il mio corpo. Senza problemi di sorta.
    Qualcuno ha esperienze/opinioni al riguardo?

    • Interessante, l’ipotesi dell’alterata permeabilità intestinale è molto accreditata anche se poco conosciuta, e non solo per la psoriasi ma per molte altre patologie apparentemente “con cause incerte”. L’intestino è permeabile, ovviamente, ma lo è sotto stretto controllo delle mucose, dunque (lo dico per gli altri) tu parli di una permeabilità non fisiologica. Hai fatto il test lattulosio/mannitolo, che conferma l’alterazione, o l’alterata permeabilità è una tua ipotesi?
      Ti prego di tenermi informato perchè non ho ancora sentito di tentativi di risolvere la psoriasi ristabilendo la corretta permeabilità intestinale, mi interessa molto sapere come va. :-)

      Ciao.

  24. Ciao e riguardo alle melenzane innestate sul solanum torvum (in vendita nei vivai) o chrysotricum i livelli di solanina rientrano nella soglia di sicurezza? Si parla molto della presunta tossicità di questi portainnesti.
    .

    • Ciao Salvo, sì conosco quegli innesti (il chrysotricum no, per la verità) che si trovano nei vivai. La radice è estremamente più forte rispetto a quella della melanzana normale e come portainnesto il torvum (se è quello che ho visto) sembra l’ideale, ma me ne intendo poco. Tutto da vedere quanta solanina possa indurre (in più o in meno) oltre a quella della melanzana. Anche se il Solanum torvum ne fosse ricchissimo (e mi pare che qualche intossicazione sia stata registrata, ma bisogna vedere quante bacche ne hanno mangiato gli incoscienti di turno) non è detto che passi nel frutto, anzi… Anche fusto e foglie del pomodoro sono ricchissime di tomatina ma il frutto maturo quasi nulla. D’altra parte non ti mangi il portainnesto ma le melanzane. Non so se in questi casi di innesto sia stata mai misurata. Hai qualche riferimento?

  25. Bellissimo articolo, completo e preciso. Molto utilile a quelli come me che non ne sapevano se non per sentito dire…Grazie :-)

  26. mio marito soffre di una forma di psoriasi piuttosto diffusa.dopo aver provato tutte le cure possibili proposte dalla medicina tradizionale e con risultati solamente temporanei ha deciso di intraprendere un cammino più “naturale”attraverso alimentazione e pulizia interna dopo aver acquistato un libro(guarire la psoriasi john o.a. pagano ed.macro)che sostanzialmente consiglia di eliminare le solanacee e di preferire un’alimentazione a reazione alcalina almeno per l’80%.cosa ne pensa?

    • Non sono un professionista, dunque prendi quello che dico con le dovute cautele.
      Da quel che so la psoriasi è una malattia multifattoriale, nella quale la predisposizione genetica si somma ad una (ancora poco chiara) attivazione da parte di cause ambientali. Sicuramente le solanacee “possono” essere uno dei numerosi fattori di accensione, ma gli studi sono ancora all’inizio. Non conosco il libro, ma sicuramente il tentativo di ristabilire una vita più naturale non può fare che bene. Sembrano essere così tanti i co-fattori scatenanti che la sola eliminazione delle solanacee potrebbe non essere determinante, ma sommata a tutta una serie di miglioramenti non mi stupirebbe se desse risultati (pensa, ma già lo saprai, ai benefici che si hanno già solo con la correzione delle dislipidemie, cioè i valori sballati dei grassi nell’organismo come colesterolo e trigliceridi).
      Insomma ne penso bene se inquadrata in un generale miglioramento dell’alimentazione, e infatti parli anche di dieta a prevalenza alcalinizzante.
      Se l’alimentazione migliora, personalmente sono ottimista.

      Un piacere grandissimo: mi terresti aggiornato su come va?

  27. Ho trovato molto utile queste informazioni. Grazie.

  28. Bell’articolo. Forse sono distratto e/o privo delle basi, ma non capisco cosa c’entri con le solanacee il lattosio e soprattutto quali prove lei abbia del fatto che migliaia di anni fa negli uomini adulti non persistesse l’enzima lattasi . Inoltre lei dice che esso oggi sarebbe presente in buona parte dell’umanita’: c’e’modo di sapere se io ce l’ho? E cosa mi consiglierebbei sia in caso positivo sia caso negativo?

    • Con le solanacee il lattosio non c’entra. Il corsivo era un inciso per dire che non deve stupire il fatto che certe popolazioni (in questo caso, per le solanacee, i sudamericani) abbiano una miglior predisposizione genetica a metabolizzare certi alimenti, come è successo per il lattosio dal neolitico in qua negli europei, e che questa selezione (per usare il termine tecnico) possa avvenire in poche migliaia di anni.
      Sull’enzima lattasi e sulla sua persistenza non sono io che ho le prove o meno, c’è fior di letteratura ed è un argomento affascinante. E’ stata una delle selezioni più potenti nel genoma umano da 10000 anni a questa parte (paragonabile alla pigmentazione della pelle, per dirne una).
      Una prova empirica per vedere se sei lattasi-persistente? Prendi mezzo litro di latte fresco intero, lo scaldi un po’ e te lo bevi (sempre che tu non sia allergico, cosa completamente diversa e ben più pericolosa, alle proteine del latte) e se passi le successive due ore in bagno allora l’enzima te lo sei perso dopo l’infanzia (a meno che non sia solo addormentato da anni di mancato consumo di latte…). Se invece stai benissimo allora si può ipotizzare che tu produca ancora l’enzima nonostante l’età adulta.
      Ma non è un esperimento consigliabile se non sotto controllo medico… è più sicuro fare le analisi di routine (breath test, ecc.).
      In caso negativo devi solo evitare il latte (per yogurt e formaggi praticamente nessun problema: il lattosio viene pre-digerito) a meno di non usare il latte cosidetto “HD” (delattosato).

  29. Veramente interessante questo post e ben fatto!!! Complimenti, sicuramente farò riferimento a questo per alcuni miei post! =D

  30. […] non vi convincerò dicendovi che, come sempre, dipende da quanto se ne ingerisce, ma ho trovato un articolo molto ben fatto, che vi consiglio caldamente di leggere, che da risposte agli innumerevoli interrogativi che ci […]

  31. Da anni sono alla ricerca di una sana alimentazione ma sono anche piena di dubbi.
    Ho trovato il tuo blog che mi sembra una intelligente e percorribile sintesi tra le varie scuole di pensiero.
    Interessanti e chiarificatori i numerosi post.
    Tra gli infiniti dubbi, ti chiedo se mangiare un peperoncino piccante al giorno può far male.
    Complimenti per il blog e grazie per la risposta.

    • Dunque, in linea di massima non dovrebbe fare male, anche se gli studi sui pro e i contro di lunghe esposizioni alla capsaicina (l’alcaloide responsabile del piccante) sono controversi, essendo risultata sia co-carcinogena (ad altissime dosi, però, a causa dell’infiammazione) che protettiva (apoptosi delle cellule cancerose). Come per tutte le cose serve buonsenso. Se il peperoncino quotidiano lo mangi per piacere ben venga, se lo fai per qualche presunto scopo salutistico o terapeutico sappi che non ci sono certezze né in un senso né nell’altro, dunque non deve diventare un obbligo come può essere mangiare almeno 5 porzioni di verdura e frutta o bere adeguatamente o assumere fibre a sufficienza.
      Come quasiasi altra sostanza “tossica” che le piante producono a loro difesa, in piccole dosi e annegata in una dieta varia e collaudata dall’evoluzione non da problemi, ma quando se ne aumenta in modo innaturale la quantità (con un uso costante e quotidiano che normalmente non avverrebbe) bisogna essere sicuri che non abbia rischi, e con la capsaicina questa certezza non c’è.

      Ciao e grazie. :-)

      • Ti ringrazio per la tua risposta.
        Se posso approfittare del tuo tempo, vorrei chiederti un’altra informazione.
        Vivo a Buenos Aires dove sono reperibili, oltre alle stragrande maggioranza comune, alimenti diversi rispetto all’Italia, alcuni non si trovano ma altri si, grazie anche alla grande comunità cinese.
        Tutti i giorni mangio 1/2 avocado che qui è davvero gustoso in quanto prodotto a km 0, e non viene raccolto acerbo per poi farlo maturare artificialmente. Anche su questo vegetale ho idee confuse. Alcune fonti ne dicono meraviglie, altre no.
        Cosa ne pensi?
        Ancora grazie e buon anno in piena salute!

      • Ciao, buon anno anche a te!
        se gli avocado che mangi sono prodotti vicino a dove vivi ben vengano. :-)
        Unico problema (se può essere un problema) degli avocado sono le calorie, almeno doppie a parità di peso rispetto ai frutti più calorici (dovute ai grassi), ma sono per la maggior parte grassi insaturi e dunque protettivi. Per il resto niente da dire: frutta e verdura in abbondanza non danno mai problemi, soprattutto se locali e stagionali. Chi parla male dell’avocado penso si possa riferire solo al lato “calorie”.

  32. Ciao!
    Domanda salomonica, concisa e forse inutile, nonché fuori tema rispetto al post: i pomodori favoriscono l’assimilazione del ferro o lo rubano? Ho trovato risposte antitetiche e come al solito senza spiegazioni al perché ne impedirebbero l’assunzione, visto che invece contengono vitamina C che aiuta (forse nel post c’è una risposta, ma non ho letto attentamente, questa volta…)
    Visto che l’argomento in questo periodo mi interessa, c’è un tuo post dedicato alle combinazioni alimentari?
    Grazie!

  33. […] https://lamiamacrobiotica.wordpress.com/2010/07/30/solanacee-e-solanina-insomma-possiamo-abbondare-o… […]

  34. Grazie per questo articolo che avete scritto molto chiaro e comprensibile.

    • Grazie Elio. :-)

  35. Buongiorno e complimenti per l’approndito articolo. Mi chiedo: da amante quale sono di salsa di pomodori verdi (scoperta per caso…) quali sono le “dosi” alle quali devo fare riferimento per non incorrere in malessere e/o ancora peggio vera e propria intossicazione ?
    Utilizzarne una dose “abbondante” per condire un piatto di pasta, diciamo, 2/3 volte a settimana può significare superare i livelli di tollerabilità ?

    Grazie, Stefano.

    • Ciao Stefano,
      scusa il ritardo ma in questi giorni sto raccogliendo olive… e qui la connessione è un po’ ballerina. Come puoi vedere dalla tabella nel post, la quantità tossica per i pomodori verdi è sui 700 g al giorno (250 per i bambini), mentre per una porzione di sugo ai pomodori verdi se ne usano circa 100. Se la tua ricetta per il sugo non ne prevede di più vai tranquillo, senza esagerare con le quantità e la frequenza… spero che alterni anche altri sughi. :-)
      Diciamo che per la durata dell’estate può andare, e in inverno si può diradarne un po’ il consumo per smaltire, tenendo anche in conto che la tomatina non è molto “tossica” dunque la situazione è ancora più tranquilla.
      Ciao e grazie.

  36. […] famiglia delle solanacee (di cui fanno parte anche patate, peperoni e melanzane. Approfondimento QUI).  Inoltre, nonostante la pasta col pomodoro sia tra i più semplici ed amati della tradizione […]

  37. Questo post appare tra i primi su Google quando si cercano “solanacee” o “solanina” mi sembra meritatamente ;)

  38. […] Gli alcaloidi sono sostanze di origine per lo più vegetale raggruppate non in base alle caratteristiche chimiche, essendo sostanze di diversa provenienza, ma in base a come interagiscono con gli organismi. La solanina, ha un certo grado di tossicità, da qui l’azione antiparassitaria naturale del macerato di pomodoro. La maggiore concentrazione di solanina si ha nelle parti verdi della pianta (non commestibili) e nei frutti immaturi, che proprio per questo motivo è consigliato mangiare con elevata parsimonia. La tossicità del frutto maturo è invece bassissima, e nell’uomo viene completamente smaltita dagli apparati digerente e urinario nell’arco di una giornata. […]

  39. Ciao ho trovato il tuo articolo molto interessante e ampio nelle spiegazioni,ti volevo fare una domanda. Ho letto che una intossicazione da solanina si manifesta dopo 8-12 ore ma dopo quanto ci si può ritenere fuori pericolo?
    Grazie mille

    • Grazie Rosalinda,
      mano a mano che l’alimento incriminato viene digerito il livello di solanine sale, fino ad arrivare al suo massimo. Direi che può raggiungerlo nel giro di 6-8 ore al massimo, e se dopo 48 ore non mi è successo nulla… mi considero in salvo, visto che il picco già nelle 24 ore inizia a scendere. :-)

  40. Ciao Pades, siamo ad inizio estate (oggi!!) e sono andata a ripescare questo tuo interessante ed istruttivo articolo sulle solanacee. C’è una frase però che oggi, come quando l’ho letto la prima volta, mi lascia leggermente perplessa: “….non si può esagerare con la frutta (poliammine che possono favorire le cellule tumorali)……” . Potresti per favore spiegare meglio questa affermazione? Io da anni mi sazio a colazione e a pranzo con sola frutta, ne mangio tanta, possibilmente di stagione e variata il più possibile (ora sto facendo scorpacciate di fragole/ciliege/fichi che purtroppo durano poco). Quindi avrei molto interesse ad avere una tua spiegazione su ciò che hai scritto. Grazie mille e sempre super complimenti per l’importante lavoro che svolgi….

    • Ciao Maria Grazia, il senso generale della frase, assieme alle altre “esagerazioni”, era che non esiste l’alimento di cui si può abbondare senza freni. Anche l’acqua, se si esagera, può dare seri problemi. Ancor più nello specifico, le poliammine della frutta possono favorire la crescita di cellule tumorali come favoriscono la crescita di qualsiasi cellula, è un effetto negativo o positivo a seconda dei casi. Ai malati di tumore vengono quindi sconsigliate grosse quantità di certi frutti (arance, banane, kiwi, …) che ne contengono di più, ma non alla popolazione sana, per la quale i benefici di un abbondante consumo di frutta superano di gran lunga i rischi.
      Anche noi consumiamo, soprattutto in estate, grosse quantità di frutta a colazione.
      Nel “non esagerare” occorre tener presente anche il tenore di zuccheri semplici, ma gran parte della frutta estiva ne ha una quantità minore.


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