Pubblicato da: pades | 12 gennaio 2011

Ma stiamo aiutando i nostri figli a crescere sani?

Caramelle

Caramelle

In questi ultimi mesi due notizie interessanti (diciamo preoccupanti) si sono incrociate sui media e, messe insieme, mi hanno dato parecchio da pensare. La prima è la pubblicazione dei risultati dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità “Okkio alla salute 2010” sull’obesità infantile, l’altra è la diffusione di uno studio canadese sui danni vascolari che l’obesità provoca nei bambini. Ma cominciamo dalla seconda.

Il 25 ottobre scorso, al congresso di cardiologia che si è svolto a Montreal, in Canada, un gruppo di medici pediatri del British Columbia Children’s Hospital ha presentato uno studio (1) che ha lasciato sconcertati (anche se non è una novità: una ricerca italiana del 2004 pubblicata su Metabolism diceva più o meno le stesse cose (2)). Sono stati confrontati due gruppi di ragazzini, dall’età media di 13 anni: il primo composto da 63 elementi sovrappeso e obesi, il secondo da 55 ragazzini normopeso. A tutti sono stati fatti esami per valutare la salute del sistema cardiovascolare: ecocardiografia, misura di flusso e velocità del sangue nell’aorta, esami del sangue. Ebbene, i ragazzini obesi hanno evidenziato una preoccupante rigidità dell’aorta, paragonabile, hanno detto i medici, a quella di un cinquantenne con patologie cardiovascolari, e non più in grado di assorbire efficacemente le fluttuazioni dovute al lavoro del cuore. Alcuni avevano poco più di 10 anni. A rendere la cosa ancora più preoccupante, i valori di pressione arteriosa, colesterolo totale/LDL ed altri parametri solitamente usati per mettere in evidenza patologie erano solo di pochissimo superiori alla norma, tali da non destare grosse preoccupazioni in eventuali visite di routine. Una rigidità vascolare molto insidiosa dunque, perchè destinata a essere sottovalutata e sfociare in patologie serie (lo studio italiano del 2004 diceva invece che i valori metabolici alterati si vedevano). Lo studio elenca due cause: alimentazione sbagliata e sedentarietà, e si propone di approfondire l’argomento con studi sulla prevenzione e la reversibilità del danno.

In nordamerica (Stati Uniti, Canada) la percentuale di bambini sovrappeso e obesi è assolutamente preoccupante: da una media del 32% di sovrappeso (15% obesi) si arriva a punte del 40% di sovrappeso nelle aree metropolitane a basso reddito (dati 2008). Il dato è peggiorato dalla qualità dell’alimentazione dei ragazzini obesi: troppi zuccheri semplici, grassi di scarsa qualità e penuria di frutta, verdura e fibre. Pensate che in Italia vada molto meglio? Manco per sogno. E’ più o meno la stessa situazione evidenziata dai risultati di “Okkio alla salute 2010” (ed eccoci alla prima notizia): in Italia il 23% dei bambini è sovrappeso, 11% sono obesi, ma con punte di oltre il 40% di sovrappeso in alcune regioni del sud Italia (addirittura il 48% in Campania). Il documento di sintesi riporta altri dati preoccupanti: troppi bambini saltano la prima colazione o la fanno male, un bambino su quattro non mangia frutta e verdura tutti i giorni, quasi la metà fa uso abituale e quotidiano di bibite zuccherate e gasate, il 22% fa attività fisica solo per meno di un’ora alla settimana, la metà dei bambini ha la TV in camera e quasi il 40% passa più di tre ore al giorno davanti a TV e videogiochi.

Ma cosa è successo al modo di mangiare e di vivere dei nostri ragazzi? Io stesso, che ormai ne ho viste di tutti i colori, rimango spesso stupito. Qualche sabato fa in pizzeria, al tavolo di fianco al nostro, una coppietta di sedicenni stava pranzando e chiaccherando. Ordinazione: due pizze con sopra wurstel e patatine fritte (un appello: qualsiasi pizzaiolo verace dovrebbe rifiutarsi di mettere in forno questa pizza), e da bere due lattine di bibite dolcificate e gasate (aranciata lui, cola lei). Più tardi, il dolce: un tiramisù (lei) e profiteroles (lui). Un trionfo di grassi e inutili zuccheri. Mi sono quasi assuefatto invece a quello che vedo al supermercato nelle pause pranzo dei giorni feriali: a quell’ora, sapendo che gli studenti affollano il banco della panetteria, vengono esposte grandi quantità di porzioni già pronte e impacchettate di pizza e focaccia (farina bianca, ovviamente…). Li ritrovo poi in fila alla cassa: il pranzo standard dello studente è un grosso pezzo di focaccia o di pizza e l’onnipresente lattina di bibita gasata. Alcuni azzardano anche uno dei classici snack di cioccolato ripieno. In estate è d’obbligo il gelato. Assolutamente a nessuno ho mai visto comprare un frutto. Nel supermercato esistono anche vaschette di verdure già cotte e pronte: meglio che niente, ma ovviamente è come se non ci fossero.

Cosa ne ricaviamo? Che nella maggior parte dei bambini e dei ragazzi è stata azzerata qualsiasi cultura alimentare, anche quella di base. Davanti alla scelta di cosa bere e mangiare moltissimi brancolano nel buio. Questo perchè a cominciare dagli anni ’60/’70 si è interrotta per molti genitori di allora la naturale attività di insegnare ai propri figli (ora genitori di quei ragazzini) a conoscere, scegliere e preparare i cibi. Complice il cambiamento delle abitudini lavorative e sociali (entrambi i genitori che lavorano per tutto il giorno e l’allontanamento dalle famiglie di origine) la preparazione dei pasti è approdata per molti al cibo precotto o semipronto, da saltare velocemente in padella o passare in forno. Il passaggio della conoscenza, della tradizione e della cultura del cibo (dal saper riconoscere e coltivare le piante commestibili a sapere come cuocere il pane o preparare la pasta), che richiedeva decenni di “affiancamento” fra genitori, figli e nonni si è in gran parte dissolto, rimpiazzato da cosa? Dalla pubblicità, da terribili riviste patinate di cucina, da ricette scambiate durante i tragitti in autobus, da trasmissioni televisive di chef per i quali il colore e la texture di un piatto sono più importanti della sua qualità (ho visto con i miei occhi friggere, ahimè, tre ravioli in un pezzo di burro grosso come un mio pugno). E per peggiorare, se possibile, la situazione ecco che la scuola ha diminuito sempre più, fino ad azzerare, qualsiasi insegnamento di alimentazione. Solo recentemente, finalmente, in alcune scuole materne ed elementari si è ripreso a parlare di cibo: coltivazione di piantine, di un piccolo orto, sessioni di cucina, visite alle fattorie. Speriamo in una risalita, visto che peggio non poteva andare. Ma intanto il vuoto culturale è stato enorme e molto danno è stato fatto. Moltissimi ragazzini di oggi hanno i genitori che già rientrano in queste generazioni che non sanno quasi nulla di alimentazione, e senza queste fondamenta culturali la famiglia si alimenta come capita, senza rendersi conto di cosa faccia bene o male, facili prede di industria alimentare e pessima pubblicità televisiva. I risultati sono il nostro bel 23% di ragazzi sovrappeso e obesi, e l’11%, dunque, con le arterie già indurite a 13 anni. Una sconfitta epocale per la nostra dieta mediterranea. Ma che possiamo e dobbiamo rimediare. Abbiamo il vantaggio di essere ancora indietro (come sempre, ma questa volta è un bene) rispetto a quanto sta succedendo in nordamerica: la nostra cultura alimentare millenaria è ancora viva, anche se sofferente. Occorre rimettersi a studiare le nostre tradizioni, mediarle con la scienza, insegnarle ai nostri figli e tornare ad essere un esempio mondiale di cultura del cibo e dell’alimentazione sana. Secondo me possiamo farcela.

L’altro pilastro della lotta all’obesità, l’esercizio fisico, è poi un argomento su cui si potrebbe discutere per ore (vedi TV, videogiochi, esempio dei genitori ecc.).

Ma invece di chiacchiere, cosa si può fare allora di utile ed immediato per riprendere a far circolare la nostra millenaria cultura alimentare mediterranea (con annesso uno stile di vita in generale più sano), anche verso i nostri bambini? Si potrebbe cominciare con due semplici parole: coinvolgimento ed esempio. Coinvolgimento perchè per assorbire la cultura occorre esservi immersi e circondati, e dunque gli altri, soprattutto i bambini, vanno coivolti in quello che facciamo. Esempio perchè i bambini vogliono assomigliare ai genitori più di qualsiasi altra cosa, e questo (lo dice la psicologia) è uno dei veicoli fondamentali dell’insegnamento dai genitori ai figli. E allora:

  • Adottiamo una sana dieta naturale e facciamo diventare il cibo un interessante argomento di conversazione, con tutti. Coinvolgiamo bambini, genitori, nonni, colleghi, anziane massaie. Qualsiasi bisnonna ai fornelli ne sapeva più di molti chef dei giorni nostri. Cerchiamo dunque di recuperare ciò che non è ancora perduto. Il resto studiamolo su libri, riviste e fonti serie.
  • Andiamo a fare passeggiate per campi, orti e frutteti, coivolgendo i bambini e riprendendo confidenza con la natura e le piante. Se conoscete bene come si presenta un pomodoro maturo sulla pianta, non riusciranno più a vendervi per maturo uno che è stato raccolto verde e maturato nei magazzini. Alla mia età ho ricordi vaghi dei giochi che facevamo noi bambini in casa, ma ricordo invece come fosse adesso quando mio padre ci chiamò e ci portò dal nostro vicino per farci vedere come gli avrebbe innestato un ciliegio. Questo vuol dire che in quel momento lo trovai interessante. Ai bambini piace sempre la natura: quest’estate siamo andati mio padre, il piccolo ed io a scegliere al vivaio le piantine di cavolfiori e finocchi da piantare nell’orto. A novembre il piccolo è stato felice di mangiare i suoi piccoli cavolfiori.
  • Educare i bambini all’acquisto consapevole: spesso il junk food costa insidiosamente molto meno del cibo sano, dunque occorre insegnare a dare il giusto valore alle cose. Facciamo la spesa con i bambini mostrando come si comprano cibi sani e insegnando ad esempio come scegliere frutta e verdura.
  • Riguardo il dare l’esempio: inutile rimbrottare i bambini perchè non vogliono mangiare la verdura e poi tuffarsi sulle patatine fritte. Se noi mangiamo con gusto cibi sani, i bambini ci seguiranno, ma dobbiamo farlo anche noi.
  • Ancora sull’esempio: i bambini fanno movimento se i genitori fanno movimento: niente TV ma passeggiate nella natura, escursioni, attività in giardino e nell’orto. L’obesità si combatte anche così, e fa bene a tutti. Non usare l’auto per fare poche centinaia di metri. Ci vuole più tempo? E’ tempo passato con i nostri figli: mentre si cammina si chiacchiera più facilmente e si fanno progetti.
  • Cuciniamo con i bambini. Chi lo fa abitualmente sa quanto sia divertente. Per noi e per loro. Una sintesi perfetta di esempio e coinvolgimento.

 

(1) “Reverse fountain of youth? Obese children have signs of heart disease typically seen in middle aged adults”
Relazione dal B.C. Children’s Hospital al Canadian Cardiovascular Congress 2010,
Montreal, 25 ottobre 2010

(2) “Preclinical changes in the mechanical properties of abdominal aorta in obese children”
Arcangelo Iannuzzi, Maria Rosaria Licenziati e altri
Metabolism – Clinical and Experimental
Settembre 2004 (Vol. 53, Issue 9, Pagine 1243-1246)


Responses

  1. Parole sante. Nient’altro da aggiungere.

  2. si, e’ un articolo veramente bello, chiaro e istruttivo……ma anche raccapricciante!! i dati forniti sull’obesita’ infantile in italia e sopratutto negli USA sono veramente da mettersi le mani nei capelli!! comunque non c’è altro commento che quello fatto da Michele Nardella : parole sante …. non c’è veramente niente da aggiungere, se non insistere affinche’ tutti i genitori si rimbocchino le maniche per cercare di educare i propri figli a ritornare a una alimentazione più sana e povera (mi ci metto anche io tra quei genitori!!). Abbiamo una straordinaria tradizione di cucina mediterranea, cerchiamo di non dimenticarcelo.
    grazie
    ROSSANA NARDELLA

  3. Ho letto con attenzione il tuo articolo interessantissimo anche perché avendo un bambino di quasi 9 anni mi sono sentita molto chiamata in causa e coinvolta dall’argomento.
    Le statistiche che hai riportato sono veramente aberranti, ma a ben pensarci in effetti basta guardarsi intorno a scuola oppure in un parco pubblico per avere la conferma della loro correttezza.
    Volevo unicamente segnalare che qualcosa si sta muovendo sul campo, o almeno, lo sto notando nella scuola di mio figlio. Prima di tutto è partito il progetto “Frutta nelle scuole”, che ho visto pubblicizzato (anche se troppo poco) anche sulle principali reti televisive. Mio figlio è stato molto contento di ricevere per merenda la frutta, quando invece le mie insistenze non hanno mai trovato riscontro (riesco a far mangiare quasi sempre merende sane a mio figlio tipo muffins fatti da me o focaccia semintegrale, ma passare alla frutta è uno scoglio difficile, soprattutto per il confronto inevitabile con gli altri bambini).
    Oltre a questo, grazie probabilmente all’impegno di una delle maestre, nella sua classe (terza elementare) sono state organizzate una serie di lezioni con la nutrizionista che, dopo aver illustrato la piramide alimentare e aver insegnato le varie categorie di alimenti, anche con terminologie abbastanza tecniche e con dettagli specifici che non mi aspettavo in una classe terza, ha commentato e valutato insieme ai bambini la loro “merenda tipica”, segnalando gli errori e criticando le “schifezze” che spesso si ingurgitano senza nemmeno rendersene conto.
    Non so gli altri ma mio figlio, nonostante sia sempre stato abituato ad una alimentazione corretta e consapevole, è rimasto molto impressionato ed ha ricevuto un’ulteriore spinta nel suo interesse verso l’alimentazione.
    Speriamo che questi progetti si diffondano il più possibile in modo che questa generazione cresca con una consapevolezza più approfondita!!!
    Grazie per l’articolo e per gli spunti di riflessione che ogni volta ci dai, ciao!

    Mara

    • Quello che dici è molto confortante. Le lezioni con il nutrizionista a scuola sono proprio una delle cose che servirebbero. Se fossero fatte in tutte le scuole sarebbe già un bel passo avanti. Il nostro bimbo fa prima elementare e l’anno scorso (alla materna) hanno coltivato piantine commestibili, fatto il minestrone e la focaccia, visitato campi e fattorie, ma sembrano casi ancora isolati. Speriamo si diffondano sempre più. Anche noi insistiamo per le merende sane ma il grosso scoglio è sempre, come dici anche tu, il confronto con gli altri… basterebbe che ci fossero anche solo altri due o tre bimbi che fanno la stessa cosa e sarebbe diverso, basta iniziare e sperare che altri ci imitino. Noi insistiamo.
      Grazie.

  4. Molto bello il tuo blog e sopratutto molto utile. Modificare le abitudini alimentari della famiglia indirizzandole verso qualcosa di più equilibrato è un obiettivo che perseguo da sempre. Certo poi il tempo e la non conoscenza di alcuni argomenti a volte ti fanno fare scelte errate, ma l’importante è svegliarsi in tempo ed aggiustare il tiro.
    Grazie davvero.
    Un sorriso

    Silvia Sm+

    • Grazie!
      Il tuo blog è molto interessante.


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