Pubblicato da: pades | 22 giugno 2010

Aterosclerosi: ci sarà il “vaccino”. Ma è meglio prevenirla.

Aterosclerosi

Aterosclerosi

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in occidente, e l’aterosclerosi è per queste la causa scatenante nella stragrande maggioranza dei casi. Il bello è che l’aterosclerosi può essere prevenuta con una corretta alimentazione e un sano stile di vita, e anche fatta regredire, come ad esempio ha dimostrato il cardiologo americano Dean Ornish con le sue celebri diete curative basate sull’alimentazione naturale. In questo sterminato girotondo di ricerche, studi e farmaci che interessa centinaia di milioni di persone, una recente ricerca (1) del Karolinska Institute di Stoccolma ha puntato una nuova luce sul ruolo del colesterlo LDL (quello “cattivo”) nell’aterosclerosi ed è stata subito battezzata dalla stampa entusiasta come la scoperta del “vaccino conto l’aterosclerosi“. Lo studio è interessante, ma ancora più interessanti sono un paio di considerazioni che si possono trarre dalle sue conclusioni.
Ma andiamo con ordine.

L’aterosclerosi (dal greco athero-: poltiglia, pappa) è un processo lungo e insidioso che comincia in giovane età (un iniziale se pur reversibile cenno del processo, le strie lipidiche, si possono formare addirittura già nei bambini) e porta alla crescita di depositi nello strato più interno dei tessuti delle arterie (immaginiamole composte da tubi concentrici e flessibili: si formano fra quello a diretto contatto con il sangue e quello successivo). Questi depositi, detti placche aterosclerotiche o ateromi, sono formati da grasso (per lo più LDL), cellule muscolari degli strati più esterni dell’arteria, macrofagi (monociti) e linfociti-T (entrambi fanno parte del sistema immunitario) accorsi per aggredire le molecole di grasso, e altre molecole. Questo miscuglio crea infiammazione, cresce di volume e diminuisce il lume dell’arteria, rallentando il flusso sanguigno e aumentandone in maniera sistemica la pressione. Se lo strato di cellule che fa parte del “tubo” interno (a contatto con il sangue) si rompe, la placca si scopre e si facilita la creazione di un trombo, che a seconda della sede può provocare un infarto, un ictus, un’ischemia.

Molte ricerche, già da più di vent’anni, hanno evidenziato in tutto questo il ruolo negativo del colesterolo LDL, che quando è in eccesso passa dal sangue al primo strato interno dell’arteria e vi si accumula. Era anche già noto che i monociti e i linfociti-T del nostro sistema immunitario lo aggrediscono nel tentativo di isolarlo, e che il processo infiammatorio che ne deriva è la causa principe dell’aterosclerosi.
Si pensava poi che il bersaglio del nostro sistema immunitario fosse per lo più l’LDL ossidato, ed è qui che lo studio del Karolinska Institute porta la prima novità: pensano che i linfociti-T in particolare aggrediscano l’LDL non ossidato, che quando è in circolo per il sangue gode di una sorta di naturale “immunità” (è comunque una sostanza utile), che però viene meno (non si spiega il perchè) quando si accumula, innescando l’infiammazione. Pensano inoltre che gli stessi linfociti-T non si interessino più di tanto all’LDL ossidato, libero o accumulato che sia. La dimostrazione di questa teoria l’hanno avuta sperimentando su topi l’effetto di un’inattivazione artificiale della risposta immunitaria dei linfociti-T verso l’LDL non ossidato. In questi topi, nei quali l’aterosclerosi era stata indotta forzatamente, hanno verificato una diminuzione addirittura del 60-70% del volume delle placche. Ipotizzando che la cosa sia replicabile nell’uomo, un farmaco (subito battezzato “vaccino contro l’aterosclerosi”) in grado di bloccare la risposta dei linfociti-T verso l’LDL potrebbe salvare milioni di vite di pazienti già a rischio, con aterosclerosi avanzata, diminuendo considerevolmente i rischi di infarti e ictus.

Ma veniamo a quello che ci interessa di questa ricerca. Il curatore dello studio ha anche dichiarato che ora si capisce come mai dosi anche grosse di antiossidanti, in caso di aterosclerosi, non sembravano dare alcun beneficio: si otteneva l’unico effetto di rendere l’LDL, se ossidato, nuovamente appetibile ai linfociti-T, peggiorando addirittura il problema.
Questo ricorda un po’ la vicenda beta-carotene, nella quale il principio isolato era addirittura controproducente. Il fatto è che nei cibi naturali, ricchi di antiossidanti, è anche importante la sinergia con le altre sostanze che, oltre a impedire l’ossidazione dell’LDL (che, se ossidato, rimane comunque bersaglio degli altri anticorpi, i macrofagi), concorrono a diminuirlo, migliorando il rapporto HDL/LDL. La sola somministrazione di antiossidanti non è naturale, come non si dovrebbe arrivare ad un punto in cui l’aterosclerosi è così avanzata da dover applicare soluzioni così drastiche come il vaccino, ma va prevenuta con un’alimentazione naturale e l’attività fisica, che sono assolutamente in grado di evitare fin dall’inizio la formazione delle placche. La reazione scomposta del nostro sistema immunitario di fronte agli accumuli di LDL nelle arterie è un chiaro indice dell’innaturalità di avere il livello di LDL nel sangue così alto. L’evoluzione non ci ha ancora messo di fronte a una situazione del genere, legata agli eccessi alimentari così poco frequenti nel passato per gran parte dell’umanità.

Un’altra evidenza, legata a questa, è la simpatia per l’approccio sempre più “medicalizzato” e “farmaco-dipendente” che si sta facendo strada nell’opinione pubblica. Questo pericoloso atteggiamento porta a pensare che la cosa più importante non sia ad esempio diminuire il colesterolo LDL nel sangue (tramite un’alimentazione naturale e l’attività fisica) ma impedire che il corpo lo consideri un nemico, e questo non certo per colpa degli scienziati. Questi hanno parlato chiaramente di una cura per patologie già a livello grave, non di un vaccino “salva-golosi”, e hanno messo pure in guardia dagli integratori di antiossidanti. Piuttosto a causa di un giornalismo divulgativo non all’altezza di capire quali siano le conseguenze a lungo termine e il contesto delle varie ricerche, che vanno sempre inserite e analizzate in un disegno scientifico più ampio.
D’altra parte basta vedere l’enfasi giornalistica che è stata data alla vicenda della “verdura e frutta inutili contro il cancro“, nonostante gli stessi ricercatori avessero espresso cautela. L’alimentazione naturale è considerata “scomoda”, eccessivamente restrittiva, poco appetibile, tendenzialmente inutile, spesso derisa, mentre farmaci e integratori sono efficaci, alla moda, risolutivi. Così il grande pubblico è portato a pensare che lo stile di vita troppo consumistico, godereccio e pieno di eccessi non sia poi così pericoloso, visto che con una manciata di pillole magiche si risolve tutto.

Peccato che non sia vero.

(1) A. Hermansson e altri, 2010
“Inhibition of T-cell response to native low-density lipoprotein reduces atherosclerosis”.
Centro di Medicina Molecolare, Karolinska Institutet, Stoccolma, Svezia.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: