Pubblicato da: pades | 9 febbraio 2010

Soft drinks (bibite) e cancro? Non in questi termini, però.

Bibita

Ennesimo studio, ennesimo sciacallaggio mediatico. Ho appena sentito gli accenni “allarmati” della notizia in radio e TV e già mi immagino l’articolo centrale della tipica rivista patinata: una grossa foto-sfondo che riproduce un capiente e colorato bicchiere con tanto di cannuccia e ombrellino e il titolo cubitale terrorizzante. Nel riquadro in basso, poi, la chiosa: “Meglio quelli con i dolcificanti sintetici?” Così aggiungiamo altra confusione. Ma è cosi difficile dare una corretta informazione?

Partiamo dall’inizio: uno studio americano ha concluso, dopo quasi quindici anni e 60.000 persone monitorate, che emerge un probabile legame fra consumo di bibite zuccherate (soft drinks) e cancro al pancreas. Questo è il riassunto dello studio, che però si colloca in una più ampia e lunga serie di ricerche iniziata molti anni fa sugli effetti degli zuccheri raffinati sul nostro metabolismo. Quello che si ricava da queste numerose ricerche è più generale, ovviamente: una dieta troppo ricca di alimenti che alzano velocemente la glicemia (zuccheri semplici raffinati, amidi e farine raffinate) provoca una violenta reazione insulinica da parte del nostro organismo, che non è fisiologicamente adatto a fronteggiarne una così grossa quantità, con livelli di insulina che rimangono costantemente troppo elevati nel sangue per fronteggiare una continua emergenza glicemica. Molte evidenze hanno dimostrato un legame fra alti livelli di insulina e conseguenti infiammazioni, acidosi metabolica e cancro in vari organi, non solo nel pancreas (per non parlare ovviamente del diabete…).
I termini della questione dunque si spostano: il problema è l’insulina troppo alta. Ovviamente i soft drinks sono una fonte massiccia di zucchero (circa 100 grammi per litro) e dunque fanno un po’ da parafulmine mediatico, ma la glicemia si alza troppo anche con riso brillato, prodotti da forno con farina “00”, troppe patate, cereali non integrali in genere e ovviamente dolci e dolciumi vari. Un tipo di dieta che probabilmente seguivano i soggetti dello studio che erano anche consumatori di bibite dolci. Spiegata in questo modo la notizia avrebbe un senso e una effettiva utilità per il pubblico.

Approfondiremo di più nel post sullo zucchero, ma intanto qualche indicazione. Per tenere basso il livello di insulina, oltre a evitare i cibi già citati, è utile assumere più fibre (cereali integrali, verdura, frutta) che abbattono o modulano nel tempo (fondamentale) l’assorbimento dei carboidrati, e quindi degli zuccheri, indispensabili al nostro organismo; fare moto; bere a sufficienza (non i soft drinks, ovviamente! Acqua e tè verde non zuccherato sono l’ideale anche per prevenire il diabete); ingurgitare meno calorie. Insomma uno stile di vita più naturale.


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