Pubblicato da: pades | 19 maggio 2009

Il senso della macrobiotica

pino02Immaginatevi queste due scene.
Estate, tardo pomeriggio.
Nella prima una persona vuole fare un po’ di moto, ma non ha voglia di uscire, perchè in ufficio l’hanno fatta impazzire. Sale sulla cyclette parcheggiata in un angolo del salotto e pedala sodo per una mezz’ora (‘di più è noioso…’), con a fianco la sua bottiglietta di bibita “isotonica”. Verso la fine della mezz’ora gira ancora di più la manopola del freno per fare più fatica e “fare più fiato”. Visto che non ha distrazioni continua a pensare al lavoro.
Nella seconda la stessa persona mangia due mele ed esce, va sul lungomare e si fa una camminata di un’ora. Il lavoro se lo dimentica dopo dieci minuti.
Il senso di questi due scenari? Lo capiremo alla fine.

Sicuramente vi è gia capitato di avere l’acquolina in bocca solo vedendo qualcosa che vi piace. Che so, una pizza dopo aver camminato tutta la mattina, una tavola imbandita dopo una giornata di fatiche e pasti approssimativi. Magari non ve ne rendete conto, ma il vostro stomaco ha anche iniziato a secernere succhi gastrici, la cistifellea si distende per prepararsi a riversare la bile nell’intestino, migliaia di enzimi stanno entrando in circolo pronti ad attaccarsi al cibo per disgregarlo. Questo solo guardandolo o sentendo il suo profumo. Quando poi ingerite l’agognato boccone è tutto un lavoro di ricettori sparsi lungo l’apparato digerente e della sua complessa rete nervosa (quasi un secondo cervello), che stimolano la produzione di un perfetto complesso di acidi, enzimi, ormoni. Lo stomaco è in grado di variare il ph al suo interno perchè capisce che tipo di cibo abbiamo mangiato. Se ingeriamo cereali integrali il ph è prima acido per disgregare le proteine, per poi passare ad alcalino per i carboidrati, e lo fa con un tempismo perfetto. Mammano che il cibo passa lungo l’intestino migliaia di ricettori entrano in contatto con le migliaia di elementi chimici presenti ad esempio in una semplice insalata, e sanno come digerirla. Tramite altri ricettori l’apparato digerente capisce se nel sangue sta entrando troppo glucosio e stimola il pancreas a produrre insulina per abbassare la glicemia. Tutti sappiamo che mangiare in un ambiente piacevole produce una digestione migliore, e non è solo una sensazione. Un cibo con un certo profumo predispone ad una certa digestione, perchè attraverso l’olfatto si stimolano ghiandole o gruppi di cellule a produrre ormoni o enzimi adatti ai cibi che hanno quel profumo.
Dunque partendo da un insieme di stimoli chimici e sensoriali il corpo sa classificare un alimento, e si aspetta quell’alimento, e sono tutte informazioni presenti nella nostra storia genetica e culturale.
Potrei andare avanti, ma il succo è che questo perfetto e complesso meccanismo ha impiegato migliaia e migliaia di anni a perfezionarsi nei nostri antenati e ad abituarsi agli alimenti e alle proporzioni delle migliaia di sostanze che contengono, al loro essere insieme in certi alimenti, alla loro complessa sinergia, alla loro armonia, in una perfetta interazione uomo-cibo. Questa complessa alleanza è proseguita fino a pochi decenni fa, fin quando l’alimentazione tradizionale e semplice è stata sopraffatta da parte dell’industria alimentare che nel tentativo di minimizzare i costi e massimizzare i guadagni ha pensato bene di “semplificare” ciò che era a suo giudizio incomprensibilmente complicato, di abbreviare quello che era “inutilmente” lungo (ad esempio la lievitazione del pane) e di eliminare quello che sembrava antieconomicamente “superfluo”.
Partiamo con qualche esempio? Partiamo: alcuni studi una trentina di anni fa stabilirono che nelle persone che consumavano cibi ricchi di betacarotene si abbassava sensibilmente l’incidenza di alcuni tipi di cancro. Ecco allora arrivare sul mercato gli integratori al betacarotene, dove il principio si trovava isolato e concentrato. Risultato: cancerogeno. Un esempio isolato, penserete. Non proprio. La vitamina C: si studiò che come potente antiossidante aveva effetti strabilianti nelle persone che si nutrivano di cibi ricchi di questa vitamina. Di nuovo, ecco l’invasione degli integratori di acido ascorbico (vit. C, appunto) in quantità industriali (pasticche con un grammo di vitamina, più o meno la dose giornaliera, per una vitamina con una vita all’interno del nostro corpo cortissima, che ha cioè bisogno di essere assunta poca e spesso). Risultato: nociva ad alte dosi. Sarà forse che non erano solo i principi attivi a fare bene ma il complesso di migliaia di sostanze presenti in quegli alimenti, il modo in cui interagivano con il corpo e forse anche che quelle persone avevano un’alimentazione già nel complesso più naturale?
Altro inganno per il preciso ma delicato meccanismo digestivo: i famigerati “aromi artificiali” che troviamo ormai dappertutto. Si discuteva nei mesi scorsi di consentire la produzione di bibite agli agrumi senza più il succo naturale (già da anni ormai ridotto ad un misero 12%). Cioè il nostro organismo si predispone ad un “succo d’arancia” sentendone il profumo, vedendone il colore e riceve invece acqua, zucchero in quantità folli (da anni siamo all’incirca su un bicchiere da 100 ml di zucchero per bottiglia), coloranti e aromi chimici. Nient’altro. Ah, dimenticavo: anche un po’ di immancabile acido ascorbico. Pensiamo un attimo a come l’industria farmaco-alimentare pensa di creare i “sostituti del pasto”: vorrebbe che le verdure e la frutta fossero un semplice agglomerato di acqua, fibre, qualche vitamina e sale minerale, un po’ di zucchero e un bel po’ di aromi artificiali. Capite che, a fronte del nostro organismo così complesso, un cibo del genere qualche carenza la deve dare per forza.
Una recente indagine ha dimostrato che molti bambini considerano poco appetibile o irriconoscibile una vera fragola perchè ingannati per anni dal falso gusto chimico dell’aroma di fragola usato nei prodotti industriali.
Potrei anche parlare della farina bianca. Per digerirla il nostro organismo produce una eccessiva acidità metabolica: per essere tamponata ha bisogno di calcio che il corpo erode dalle ossa. Se però la farina è integrale la nostra “ricetta genetica” per digerirla è più efficace e i problemi si ridimensionano.
Altro esempio: i famigerati grassi trans-saturi, presenti in molti alimenti industriali e prodotti partendo da olii vegetali a buon mercato per ragioni economiche. Hanno un “aspetto chimico” innaturale che inganna letteralmente il nostro organismo, il quale non ha il corredo enzimatico adatto a metabolizzarli (per i grassi naturali ci ha messo millenni a costruirselo) e credendo che siano altri grassi li usa per costruire cellule che risulteranno più rigide e fragili.

Insomma, abbiamo capito. Quando nel campo dell’alimentazione si vuole rendere sintetica (per forza semplificandola) la perfetta armonia dell’insieme uomo-alimenti si confonde il nostro organismo e si genera lo squilibrio dovuto all’azione degli elementi artificiosamente isolati.
E’ come condensare uno splendido, ramificato, appassionante libro in un racconto di due pagine: qualche pezzo lo perdiamo di sicuro.
Inoltre questa forzatura la vediamo imporsi, oltre che nell’alimentazione, anche in altri aspetti della vita (pensiamo alla plastificazione della realtà che ci propina certa TV).

Fare la mezz’ora di cyclette è stato come prendere qualche pillola di integratori, cioè ingannare il nostro corpo con pochi frammentati stimoli chimici senza la sinergia delle altre migliaia di sostanze che facevano compagnia a quei principi attivi prima che fossero isolati da dove si trovavano. Abbiamo risparmiato mezz’ora, ma per lo stress della fatica più concentrata abbiamo sostenuto un ritmo cardiaco più elevato e prodotto più radicali liberi. Non da meno, il corpo ha pensato che stavamo facendo movimento in un contesto naturale (nei suoi geni è programmato per quello) e ha scatenato una serie di stimoli ormonali (anche positivi) che sono stati per la maggior parte vanificati e frenati dalla mancanza di un ritorno coerente di immagini, suoni, profumi. Pensare al lavoro per mancanza di queste naturali distrazioni ha anzi generato stimoli nervosi e ormonali che hanno fatto restringere le arterie e contrarre inutilmente i muscoli.
La camminata di un’ora è stata più naturale perchè l’uomo, volenti o nolenti, è fatto per muoversi nella natura (sentire il vento sul viso, il profumo delle piante e del mare, incontrare altre persone, sentirne le voci, guardare le nuvole per capire che tempo farà domani,…) e immergersi nell’ambiente al quale l’uomo si è abituato in millenni di storia produce semplicemente più armonia con la propria natura.
La mezz’ora di cyclette era solo una pillola.

Mangiare, muoversi, lavorare, divertirsi, studiare, leggere, dormire, in maniera più naturale, tenendo conto di tutto il contesto in cui e per cui lo facciamo, di tutte le migliaia di sfaccettature del nostro essere, nel dubbio seguendo gli spontanei, evidenti, prevedibili suggerimenti della natura dell’animale uomo e della sua storia.

Questa è macrobiotica.


Responses

  1. Bellissimo articolo, complimenti.
    Condivido appieno.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: